Tuesday, 30 June 2015

COSA VIENE DOPO IL FEMMINISMO?


Pensieri di una mamma senza figlie, che non sa a chi passare il testimone.



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I miei primi pensieri di genitorialità sono stati (ovviamente) a proposito di una bambina. "Mia figlia potrà fare danza classica e vestirsi da principessa" (eh sí! Questi erano i miei sogni da figlia di post-sessantottina). E poi "Mia figlia potrà uscire fino alle 4 del mattino", "Mia figlia potrà farsi tutti i piercings che vuole", "Mia figlia potrà studiare in Australia" e via dicendo. Insomma, questa bambina era una proiezione di me stessa. A lei lasciavo vivere tutto quello che io non potevo.

Quindi da una parte, per fortuna che al suo posto sono arrivati tre bei maschietti: c'è sempre il loro pisellino a mettermi in guardia da parallelismi troppo facili e da identificazioni nefaste. (Perché la cosa a cui tengo di più in tutta questa storia - la mia vita - è non fabbricare mostri con i miei rimpianti*).

Però dall'altra parte proprio mi scoccia di non poter contribuire direttamente a formare le donne di domani, perché abbiamo ancora talmente tanta strada da fare.

Fra chi crede che normalizzare l'allattamento voglia dire essere strafiche mentre il bambino ciuccia, chi si accontenta di lottare per la parità di stipendio, chi crede che costruire asili basti a supportare le famiglie (ne parleremo) c'è tanta buona volontà. Ma brancoliamo ancora nel buio.

Thursday, 25 June 2015

INTERVISTA A REBECCA, OSTETRICA E CO-CREATRICE DEL GRUPPO S.O.S. PERINEO

L'ostetrica […] cammina al fianco della donna, costruendo la strada da percorrere insieme, bivio dopo bivio.

S.O.S Perineo


Abbiamo accolto con gioia qualche settimana fa la creazione di S.O.S. Perineo, un gruppo facebook creato da due giovani e appassionate ostetriche, e al quale ogni donna italiana (dai 15 ai 105 anni) dovrebbe essere iscritta. Perché il perineo, ce l'abbiamo tutte, anche se non se ne parla mai, e prendersene cura è vitale per la nostra salute, per la qualità della nostra vita in generale e dei nostri parti in particolare.
L'ostetrica e co-fondatrice Rebecca Robino risponde qui alle nostre domande sul ruolo dell'ostetrica e sull'importanza di un perineo sano.

Ci raccontate un po' la vostra storia?
Io e la mia collega Giulia ci siamo laureate nel 2013 e da allora lavoriamo insieme. Abbiamo scelto la strata della LP* perché per noi è l'unica ostetricia che che ti permette di esprimere quello che sei e quello in cui credi, agendo sempre in scienza e coscienza… Siamo amiche sorelle colleghe e senza una non esiste l'altra.

Come vedete la figura dell'ostetrica nel 2015 in Italia?
Il 2015 è stato un anno di grande fermento e anche un po' di confusione: le case di maternità spuntano come funghi, sono sempre di più le libere professioniste...ma ancora tante, tantissime donne non conoscono la figura ostetrica, o peggio ancora, la scoprono attraverso trasmissioni televisive che non ne danno un ritratto realistico. Però c'è aria di cambiamento, tra le colleghe, tra le donne. Non ci resta che seminare e aspettare di raccogliere i frutti negli anni a venire.

Come nasce l'idea di creare S.O.S. perineo?
L'idea è nata dal contatto con le donne, che non conoscono, dimenticano, trascurano questa parte, in una società che ci dice ci dobbiamo tenere i nostri disturbi, non dobbiamo neanche parlarne, dobbiamo tenerceli perché "ce li abbiamo tutte" e magari mettere un bel salvaslip profumato per mascherare anche gli odori. E invece no. Il perineo è centrale, rispecchia la nostra vita: ogni gravidanza, ogni parto, ogni esperienza sessuale, anche traumatica, ogni emozione ha lasciato un segno, nel bene e nel male. Vorrei davvero che in questo gruppo le donne si sentissero libere di dar voce ognuna al proprio vissuto, alle insicurezze, alle curiosità, ai dubbi. Infine, sempre più spesso sentiamo di professionisti diversi e anche molto variegati tra loro che si propongono, magari senza alcune specializzazione, senza alcune esperienza: con l'aiuto di tutte le colleghe specializzate iscritte, vorrei aiutare a fare un po' di chiarezza.

Come può un perineo in forma contribuire a un parto positivo?
Quando si pensa al travaglio e al parto, in genere si pensa immediatamente e quasi esclusivamente all'utero. È vero, lui fa il grosso del lavoro. Al perineo si pensa con timore, pensando solo al momento in cui passivamente dovrà stirarsi passivamente per far passare il bambino, con il rischio che si laceri o peggio ancora venga tagliato. Ed invece il perineo ricopre un ruolo attivo. Immaginiamolo come dei tessuti sovrapposti: il primo che il bambino incontra è una tela robusta, che fa da perno alla movimento di rotazione interna che il bambino compie per incanalarsi; il secondo è come un sipario, che scivola intorno alla testa del bambino e protegge le pareti vaginali e gli organi interni; il terzo ed ultimo strato si distende come un anello e per via riflessa crea quella spinta potente ed irrefrenabile, che arriva dentro e accompagna il bambino fuori dal ventre materno. È chiaro che la salute del perineo è fondamentale in questo meccanismo. E il suo benessere fa parte di un insieme di sistemi che contribuiscono all'equilibrio necessario per la mamma a mettere al mondo una vita.

Qual'è la cosa che ogni donna dovrebbe sapere?
Ogni donna dovrebbe sapere che può riappropriarsi di ogni aspetto della propria femminilità, dal ciclo mestruale, alla gravidanza, al parto, alla menopausa. Non si tratta (solo) di rivendicazioni da femministe, ma del liberarsi dei condizionamento culturali creati su di noi e per noi e tornare a conoscere noi stesse, il nostro corpo in tutte le sue manifestazioni ed espressioni, a dargli fiducia, a saperlo leggere, a riconoscerlo, a non delegare. L'ostetrica nasce proprio con questo obiettivo: non indica la strada da percorrere, ma cammina al fianco della donna, costruendo la strada da percorrere insieme, bivio dopo bivio. Ed infine, concludiamo sottolineando che è piena espressione di un diritto scegliere il professionista a cui affidarsi, cambiarlo in corso d'opera, provare approcci e scuole diverse. Alcune di esse fanno davvero la differenza.



* Libera Professionista (NdE).

Monday, 22 June 2015

3 COSE CHE UN GENITORE NON PUÒ NON SAPERE


Tre miti smascherati



Abbiamo già visto che il parto è come il matrimonio perché non puoi solo sperare che "venga bene", ma una buona preparazione fa la differenza. C'è un altra cosa che i due eventi hanno in comune: siamo abituati a sentirne parlare alla fine di una storia. 
Eppure "Mamma e bambino stanno bene" è altrettanto fuorviante che "E vissero per sempre felici e contenti". Come il matrimonio, il parto non è nè l'inizio nè la fine. Il giorno del parto, il bambino ha già 38 settimane (circa!... Ne parleremo) e la mamma si è già presa cura di lui per tutto quel tempo. Il giorno del parto mamma e bambino si guardano negli occhi la prima di milioni di volte: inizia la danza di separazioni e ricongiungimenti che li accompagnerà per tutta la vita.


Quindi preparare il parto è importante sì, ma quando l'evento è finito, non si va tutti fuori a bersi uno spritz. Si continua a prendersi cura di quell'esserino, si continua ad imparare da lui, si continua a crescere con lui.
Non c'è un time-out per prepararsi ad essere genitore. Essere genitore inizia subito...anzi è già iniziato il giorno delle due righe rosa. Eppure i corsi preparto (anche se di qualità variabile) esistono da decenni, ma chi prepara le coppie a diventare genitori?
Se siamo fortunate, sono le nostre mamme e le nostre nonne, armate di tanta buona volontà, ma figlie di un tempo in cui industrializzare parto e infanzia sembrava (e in un certo senso, in effetti, era) la soluzione a tutti i dilemmi che una famiglia si trovava ad affrontare.


Spesso le nostre mamme e nonne ci regalano delle vere perle di saggezza, ma altrettanto spesso queste perle sono nascoste in mezzo a credenze e miti* che ormai la scienza ha smascherato da tempo.
Qui vi parliamo di tre frottole sui bambino che sono molto diffuse, e delle quali il genitore del 2015 può sorridere, sicuro che innumerevoli esperimenti robusti e controllati confermano che è il suo istinto ad avere ragione.

#1. I bambini non ricordano nulla.

FALSO.

I bambini non hanno ricordi espliciti dei loro primi tre-quattro anni di vita: questo è vero e si chiama "amnesia infantile". Però esiste un altro tipo di memoria: la memoria implicita. Non parliamo del subconscio di Freud nè di un concetto più o meno esoterico al quale ognuno può liberamente decidere se credere o meno. Parliamo del tipo di memoria che usiamo per andare in bicicletta: a forza di pratica, il nostro corpo impara cosa fare per pedalare e mantenere l'equilibrio, ma se qualcuno ci chiedesse di mettere in parole la nostra arte, ci troverebbe spiazzati.

Questo tipo di memoria funziona dalla nascita. Fa si che impariamo le sequenze di azioni e fatti che si susseguono sempre uguali. Questo formerà le nostre implicite abitudini. Le nostre aspettative che non sappiamo nemmeno di avere.

Tanto per fare un esempio ricorrente: se rassicuro mio figlio ogni volta che piange, mio figlio impara che quando si è tristi/impauriti/angosciati si può chiedere aiuto e che l'aiuto arriva.
È quasi inutile sottolineare quanto un'aspettativa del genere sia uno strumento potente per andare nella vita a testa alta e a cuore aperto: un antidoto eccezionale contro depressione, ansia, disturbi alimentari e chi più ne ha più ne metta.



#2. I bambini ci manipolano.

FALSO.

Fino a quattro anni i bambini manco sanno che noi abbiamo una realtà psicologica tale quale alla loro. Il loro cervello (in particolare la loro neocorteccia) non è ancora abbastanza maturo per concepire l'idea che ogni persona ha i suoi pensieri, le sue aspettative, i suoi desideri.


Quindi se si svegliano mille volte la notte, se ci assillano con i loro "perché", se ci testano con i loro esperimenti di libertà ("Cosa succede se mi nascondo dietro quel l'albero? E se corro in mezzo alla strada?"), non lo fanno per darci fastidio/farci paura/farci disperare. Lo fanno per capire come funziona il mondo e come funzioniamo noi. "Nothing personal", come dicono i nostri concittadini inglesi.


#3. Per crescere bambini indipendenti bisogna spingerli fuori dal nido.

FALSO.

Sono i bambini con un attaccamento sicuro ad esplorare di più. Questi bambini hanno almeno una persona che considerano come un "porto sicuro" da cui partire per le loro esplorazioni e a cui ritornare in caso di pericolo/stanchezza/dubbio.
Il porto sicuro è sempre disponibile, non spinge fuori nè trattiene. Semplicemente c'è.

Spingere all'esportazione un bambino che non ne ha voglia, non solo non lo rende indipendente, ma gli rovina il piacere dell'avventura e lo rende meno incline a tornare da voi dovesse incontrare dei problemi.
E i problemi di oggi possono essere un bambino sconosciuto o un giocattolo inquietante, ma i problemi di domani potrebbero chiamarsi bullismo, abuso, droga. Eppure la risposta che i bambini ricevono da noi oggi, diventa la loro aspettativa implicita sulla nostra reazione di domani (vedi #1).
Da chi volete che vada a cercare conforto vostro figlio se qualcuno lo ferisce/gli spezza il cuore/lo umilia? Se la vostra risposta è un accorato "Da me!", gettate le basi oggi: quando arrivate a casa dei nonni, non spingetelo a giocare con i cugini che non vede da sei mesi. Lasciatelo indugiare nel vostro porto. Due-tre-dieci minuti dopo (quando il serbatoio di fiducia sarà pieno), partirà con gioia da solo. E saprà che potrà sempre tornare da voi in caso di bisogno.
Se volete insegnare l'indipendenza respondabile a vostro figlio, fatevi porto.



Prepararsi alla genitorialità non rende l'essere mamma o papà una passeggiata, né garantisce il successo (anche perché come vogliamo definire il successo sulla pelle dei nostri bambini?). Ma diventare genitori nel 2015 senza sapere queste poche cose è come sperare di poter riciclare l'abito da sposa della Nonna Sarina (o de Nonno Beppino) per le nostre nozze e che ci stia talmente bene da non richiedere nessuna alterazione.



*Per smascherare questi ed altri miti è nato Babybrains: per portare fuori dai laboratori di psicologia sperimentale e neuroscienza quello che oggi si sa sullo sviluppo del bambino dal concepimento al terzo anno di vita. Lo scopo è di fare in mondo che tutti i genitori possano usufruire dei progressi della scienza per essere genitori più efficaci e più felici. I veri destinatari del progetto sono i bambini, che potranno svilupparsi al meglio con maggior serenità.





Thursday, 18 June 2015

Consigli per neomamme da una che aspetta il quarto figlio. C'è da fidarsi.

Addormentarne 3 in viaggio. Il vero colpo da maestro.

Mara vive a Londra, è avvocato, aspetta il quarto figlio, ha un marito francese e una società di consulenza immobiliare appena fondata per sfuggire al lavoro di ufficio e conciliare lavoro e famiglia.
Alle spalle 3 parti molto dolci e dentro di sé una grinta ammirevole che la rende un'amica speciale.
Ve la imprestiamo qui, con qualche dritta e ispirazione che potrebbero piacervi.

1. Hai alle spalle 3 parti molto dolci e molto veloci, cosa pensi abbia reso possibili, per te, 3 esperienze così?

Con la prima gravidanza ho deciso di essere seguita sin dal principio da un’ostetrica privata che veniva regolarmente a casa mia e, senza fretta, rispondeva alle mille domande classiche di una neo mamma in attesa, ma soprattutto mi ascoltava e mi rassicurava costantemente. Tutto ciò, insieme ad una gran familiarità con yoga e con la respirazione applicata appresa durante gli anni precedenti, mi ha permesso di arrivare al parto molto serena/preparata e di affrontare il primo (e quelli a seguire) con una tranquillità quasi naturale. Al momento opportuno ho lasciato che fosse il mio istinto a guidarmi e, cercando di connettermi il più possibile con quello che stava succedendo dentro di me piuttosto che intorno a me, ho incontrato i miei bimbi senza urla né “tragedie”.

2. Qual'è la cosa più magica del primo figlio? E quella più difficile?

Monday, 15 June 2015

MIA SUOCERA HA I SUPERPOTERI

L'importanza di prendersi quello che ci spetta (anche se è solo un pezzo di pane).


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C'è una cosa che ho sempre ammirato in mia suocera: non sa fare il muso. Ha i suoi momenti di rabbia, ma passano veloci come temporali estivi. Ha la capacità impressionante di ritrovare un sincero (veramente sincero!) sorriso dopo ogni scaramuccia. Sembra esente dal nervoso e dal fastidio che affliggono tante donne (perché dobbiamo ammetterlo, noi donne abbiamo un po' la tendenza a brontolare e ad avere quella puntina di acido di troppo. Non tutte, per carità! Io sì però, per esempio. E anche un'amica o due).

Questa sua abilità - un superpotere in verità - non solo la rende più simpatica agli altri, ma le permette pure di viversi meglio la sua vita e - vista l'età che ha e la sua forma smagliante - sono pronta a scommettere che ha un impatto positivo addirittura sulla sua salute.

Nell'arco di più dieci anni, a seconda dei periodi, ho guardato a questo superpotere con occhi increduli, scettici, invidiosi, esasperati (ci sarà pure qualcosina che fa perdere le staffe pure a lei!*). Ma sul lungo termine quello che rimane è una semplice e totale ammirazione. Ma come piffero fa questa donna a non legarsi mai nulla al dito?

L'altra mattina ho avuto una rivelazione, credo. Eureka! Ho capito: la moglie/madre/suocera zen si prende quello che (a suo parere) le spetta e non sta ad aspettare che sia qualcun'altro a darglielo. Non si giustifica e non reclama. Prende per sè come dona agli altri. Questo le dà una serenità di base che la rende immune alle piccole provocazioni del quotidiano.

Adesso vi racconto: sembra banale ma, se come me, a volte vi sentite "date per scontato" (c'è un post azzeccatissimo in inglese a riguardo) nella coppia/famiglia, potreste trovarci una perla.

Siamo in vacanza. Marito, bambini di 4, 2 è quasi 0,5 anni, suoceri ed io. Stiamo nella loro casa abbarbicata sulle colline fra ulivi e vigne.
Una mattina, mia suocera, il bebè ed io andiamo in paese "per fare la spesa".
Quello che compriamo al supermercato non riempie nemmeno una borsa di nylon di taglia normale (si scusate. Abbiamo dimenticato la borsa di tela a casa...anche le buone abitudini vanno in vacanza, temo).
Però facciamo benzina, andiamo a comprare il pane nel panificio speciale dove lo fanno buonissimo, e ci aggiungiamo una buona focaccia "per i bambini" (ah i sacrifici che non si fanno per questi bambini!). Poi andiamo in farmacia a fare il pieno di creme e prodotti vari e lei passa dall'estetista per una depilazione lampo.
Torniamo a casa ovviamente più tardi del previsto, ma con un significante bottino bipartito:
1. Noi siamo pienamente soddisfatte.
2. Marito e suocero, rimasti da soli per un'ora e mezza con i bambini, sono esausti.

Se questa storia vi ricorda la vostra vita quotidiana, smettete pure di leggere: questo post non fa per voi, tornate a godervi i vostri superpoteri. Se invece come tante donne, avete la tendenza a privarvi dei piccoli piaceri della vita (il pane buono, la crema giusta) per il benessere comune, avrete probabilmente intuito dove sto andando a parare. Dandoci un'oretta di pausa, questa scappatella mattutina ha permesso a mia suocera e a me di smaltire eventuali sacche di risentimento ("Chi ha sparecchiato ieri?" "Chi si è alzato per consolare il duenne?" "Sì però, chi è che allatta?" "Chi si è dimenticato il caricabatterie?"). Ma non solo. Ha anche dato ai nostri co-genitori e co-nonni un'esperienza tangibile del lavoro che di solito facciamo e viene dato per scontato.

Il tutto senza un attacco frontale, senza una rimostranza, senza uno sbotto, senza un lamento. Il tutto lasciandoci tranquille e pure con qualche pelo in meno.

Credo che ci sia tanto da imparare da mia suocera quanto da una maestra di yoga: con naturalezza e leggerezza, possiamo imparare a inserire nelle nostre giornate piccoli momenti per noi. E non intendo concederci due ore di sport a settimana (delle sue corse nella foresta ci parlerà presto, speriamo, Cecilia). Intendo che allungare la strada per prendere il pane che ci piace dovrebbe essere altrettanto naturale che scegliere la maglietta del colore preferito di nostro figlio. È così che si scioglie l'amaro inutile, è così che si rimane serene. (E quando si è mamme la serenità vale più dell'oro - ne parleremo). E mentre noi siamo in strada, gli altri si accorgono della differenza che facciamo.


Voilà. C'est facile!

#Silvia


* due giorni dopo l'ho scoperto: aver preso l'uscita sbagliata a una rotonda le ha strappato un sonoro "Merde!" e le ci è voluto un buon quarto d'ora per ripigliarsi. Meno male: è umana anche lei!

Thursday, 11 June 2015

INTERVISTA A MARTA, CO-FONDATRICE DI PANNOLINIAMO

La squadra di Pannoliniamo

Lo abbiamo ribadito tante volte: un parto positivo ci prepara naturalmente ad una genitorialità positiva. Per ognuno di noi, questo significherà un'avventura diversa. 
Qui vi presentiamo quella di Elena e Marta, che - in seguito alla nascita dei loro piccoli - hanno fondato un "centro di assistenza" per tutto quello che riguarda pannolini lavabili e altri accessori ecosostenibili. Abbiamo posto a Marta alcune domande e lei ci ha risposto a cuore aperto. 
Grazie Pannoliniamo.

Come vi chiamate?
Ciao a tutte, siamo due sorelle Elena e Marta. Siamo nate a Milano, poi la vita ci ha portate una in Piemonte e una in Trentino. Siamo entrambe mamme, io Marta di due gemelli di 2 anni e mezzo e Elena di un bimbo di un anno: ci unisce l’amore per i nostri figli e la volontà di crescerli nel modo più sano ed ecologico possibile!
Dopo la mia laurea in lingue, la nascita dei gemelli e un lavoro perso all’improvviso ho sentito il bisogno di mettermi in gioco.
I lavabili li scopro un po’ per caso durante la gravidanza e subito nasce la voglia di provare, studiare, approfondire. Iniziano i primi acquisti, soprattutto in Italia e in Inghilterra, navigando per il web alla ricerca di pannolini per neonati piccolini, prematuri e gemelli.

Per caso conosco Lucia, mamma di 2 bimbe utilizzatrice di pannolini lavabili, responsabile della pannolinoteca di Montanaro (TO) e con i suoi consigli la mia convinzione di usare i lavabili si consolida.

Poi nascono Margherita e Michele, tornano a casa a 10 giorni di vita e 2kg, e indossano il loro primo pannolino lavabile, un Bumgenius AIO xs. E iniziano le prime difficoltà: pannolini che perdono, modelli che non riesco ad usare, papà scettico...piano piano sperimento, provo modelli e assetti diversi. Intanto anche il papà sperimenta e trova i pannolini adatti a lui.

Nel Maggio 2014 nasce Samuele, il bimbo di mia sorella Elena, e con i suoi 4kg e tutti pannolini troppo stretti nel giro coscia lancia una nuova sfida. Di nuovo si prova, si cambia, si compra in Italia e all’estero, ci si confronta con altre mamme.

E’ così che un po’ alla volta matura l’idea di Pannoliamo, che prende forma lentamente a partire da Settembre 2014, grazie all’appoggio del progetto MIP della Regione Piemonte.

Ad aprile 2015 inizia l’avventura con l’apertura del sito web e le prime consulenze. Perchè Pannoliamo non è solo un negozio online che vende pannolini lavabili, assorbenti lavabili e altri accessori ecosostenibili per bimbi e donne, ma è anche consulenza gratuita da mamma a mamma, possibilità di toccare con mano i prodotti prima dell’acquisto e la garanzia che prima di tutto quei prodotti li abbiamo testati sui nostri figli.



Perché pensate che l'utilizzo di pannolini lavabili faccia parte di una genitorialità positiva? In che modo influisce sul rapporto genitori-figlio?

Se genitorialità positiva significa instaurare una relazione positiva con i propri figli, comprendere cosa pensano e provano fin da neonati, da questo punto di vista l’utilizzo dei pannolini lavabili permette di dedicarsi con più attenzione al rapporto con i nostri figli. Infatti la mamma che sceglie di usare i pannolini lavabili già in gravidanza dedica molto tempo a cercare di “capirci qualcosa di più”: quali sono i modelli, le taglie, come si indossano, come si lavano etc, dedica e investe del tempo in qualcosa che farà del bene al bambino che è in grembo. Una volta nato dedicherà del tempo a cogliere i segnali che manda suo figlio, cercherà di capire se al bambino quel particolare tessuto dà fastidio, se è troppo ingombrante, se deve cambiarlo più o meno spesso. Il fattore tempo diventa fondamentale e il dover rallentare per capire le esigenze del bambino aiuta a instaurare con lui un rapporto positivo. Il fattore tempo si ripercuote nella vita della mamma e del bambino più e più volte: per cambiare un pannolino lavabile ci vuole più tempo, il pannolino non si piega e di butta nella spazzatura ma va curato, si controlla che sia messo bene, si deve stoccare in modo opportuno, si deve lavare, stendere e riassemblare. Tutto tempo dedicato alla cura dei nostri figli.

Inoltre la scelta del pannolino lavabile probabilmente fa parte di una sensibilità generale maggiore della famiglia verso ciò che è ecologico; al giorno d’oggi sprecare risorse è un atto irresponsabile, utilizzare 'usa e getta' consegna ai nostri figli un mondo ancora più soffocato da rifiuti a lentissima degradabilità.



I pannolini lavabili sono indiscutibilmente etici ed ecologici. Ma una mamma sa che di fronte al caos della vita quotidiana la praticità è fondamentale. Cosa rispondete a chi pensa che i lavabili siano scomodi? 

Bisognerebbe inanzitutto capire cosa ogni mamma intende per “scomodo”! In generale se il problema è il lavaggio rispondiamo che i pannolini lavabili, una volta acquistato un buon detersivo bio (che andrebbe comunque usato anche senza pannolini lavabili) DEVONO essere lavati insieme al resto del bucato, a 40 o 60°, e che non richiedono nessun pretrattamento. Anzi basta rimuovere eventuali residui solidi e stoccarli in un bidone chiuso con coperchio (a secco) per massimo due/ tre giorni. Sfido io trovare una mamma che faccia meno di due/tre macchinate a settimana! Vanno stesi e riposti poi come la normale biancheria.
Se il problema sono gli odori, ci sono rimedi naturali efficaci per rimuoverli, opportune sacche in cui chiuderli e, come detto prima, un bidone con coperchio dove tenerli in attesa di lavaggio.
Un’altra questione può essere l’igiene: io mi chiedo meglio la plastica e la dermatite da pannolino o il cotone a contatto con la pelle del vostro bimbo per due/tre anni? Immaginatevi di dover tenere un assorbente esterno sempre ogni giorno per 2\3 anni: non vi darebbe fastidio?
Per concludere molte possono essere le problematiche, basta riflettere bene quali sono le proprie esigenze prima di acquistare i pannolini lavabili, se si hanno delle domande o dubbi chiedere consigli e consulenze agli incontri informativi sul territorio, ai negozi (soprattutto quelli online) o ai forum sui social network e questi diventeranno pratici come gli usa e getta, e sicuramente più ecologici!

Essere mamme sostenibili significa...?
Capire che per vivere bene e far crescere bene i nostri figli non è necessario spendere soldi in tante attrezzature e prodotti che utilizzeremo poco o anche per niente. Per essere mamme sostenibili bisogna innanzi tutto essere mamme che hanno voglia di informarsi, che hanno voglia di trovare l’alternativa (esiste quasi sempre!) alla moda del momento e al prodotto costoso (e spesso inutile). Per poi scegliere consapevolmente la strada migliore per se e i propri figli. Non vuol dire essere alternative, hippy, maniache, fissate... penso infatti che ogni mamma vorrebbe lasciare al proprio figlio un mondo migliore, più sano, più verde. Perchè non iniziare quindi nel proprio piccolo dalla nascita?

Quanto costano 3 anni di pannolini usa e getta e quanto 3 anni di lavabili?
In media ogni famiglia usa 500 euro di pannolini usa e getta all’anno per bambino, che nei tre anni sono in media 1550/1800 euro più una tonnellata di rifiuti prodotti che si smaltiranno in minimo 200 anni.
In media ogni famiglia spende 200-500 euro per un kit di circa 20 pannolini lavabili che può essere utilizzato poi per il secondo/terzo figlio.


Potete dire una cosa a tutte le mamme, cosa dite?
Sfruttate i punti informativi sul territorio come Pannoliamo, le pannolinoteche (funzionano come le biblioteche ma per i pannolini!), le reti di mamme della zona: usare pannolini lavabili per i vostri figli, assorbenti lavabili e coppetta mestruale per voi migliora la vostra e la loro salute, quella del portafoglio e del nostro pianeta! Prima di pensare che non fanno per voi chiedete a chi li usa, se potete toccateli con mano, fate almeno una prova prima di dire no!


Monday, 8 June 2015

COSA SUCCEDE SE SUCCEDE QUALCOSA?

I rischi del parto in casa.

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Quando dico che ho partorito in casa, la gente in generale pensa che sia stato un incidente. Poi realizza che è stata una scelta ed ecco apparire le facce da poker. Chissà cosa nascondono. Cose del tipo "Ma sei scema???" "Che egoista! Solo per avere un'esperienza forte metti a repentaglio la vita di tuo figlio." "Ah non ti facevo hippy!". "Cosa?? Senza epidurale?? Ma chi te lo fa fare??" …immagino. Ma non posso dirlo con certezza.
La sola frase che affiora ogni tanto in superficie è "Ma cosa succede se succede qualcosa?"
Allora mi ritrovo a rassicurare la gente a posteriori con i soliti argomenti main stream: l'ospedale è vicinissimo, le ostetriche sono preparatissime a cogliere ogni minimo segnale di rischio, l'ambulanza è lì pronta. Non ha senso spiegare alle prozie francesi* di mio marito perché sono convinta che un parto in casa metta me e ai miei figli nelle condizioni ottimali per iniziare una buona vita insieme.
Però non hanno tutti i torti queste prozie francesi.
Cosa succede se succede qualcosa?

Friday, 5 June 2015

Una storia di parto bellissima

Z., nata il 18 Aprile
con un parto che la sua mamma definisce
"dolce e indimenticabile"

Ricevere storie come questa ci riempie il cuore.
La traduciamo per voi.  Se ogni donna incinta sentisse solo esperienze così, anziché le infinite storie dell'orrore che un certo folklore anni '50 ci ha abituati a considerare normali, le esperienze di parti positivi tornerebbero ad essere quello che in realtà sono: la norma, non l'eccezione.

Non è tutto perfetto, né tutto esattamente come la mamma aveva desiderato. Ma aveva gli strumenti per rimanere in controllo, della situazione e del suo corpo, e li ha usati in modo meraviglioso.

"Cara Cecilia,
abbiamo dato il benvenuto al mondo alla nostra piccola Z. il 18 Aprile alle 11.20am. Pesava 3kg48g ed è assolutamente perfetta.
Sono così così orgogliosa di dire di essere una Mamma-Hypnobirthing: il parto è stato esattamente come ne abbiamo parlato e senza dubbio l'esperienza della mia vita in cui mi sono sentita più capace e potente (in inglese empowering).
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